Casa dell’olmo: liberi di immaginare un elefante rosa…

13 Shares
12
0
1
0

Non serve andare lontano per ricominciare a vedere oltre quel confine...

In questo autunno ormai iniziato io penso ancora alle stagioni che sono passate. Una primavera mai vissuta, un’estate che è finita prima che ce ne rendessimo conto. E ora che siamo entrati nel mese di ottobre ho già voglia di staccare. Partire…ma di viaggi nemmeno a parlarne. E così vivo un tempo di mezzo e in questo tempo penso. Sul mio divano, con una tazza di caffè lungo e il portatile sulle gambe, scrivo. Guardo le foto di questa strana estate appena trascorsa e mi sembra di rivivere la sensazione di quella partenza. Come un flashback, rivedo le immagini del mio viaggio verso la nostra estate di mare, di sole, di aria, di riposo…e il bisogno di pacificare noi stessi con l’idea che tutti i nostri piani possono essere scompaginati è più forte che mai. Ma un pensiero, oggi come due mesi fa, mi accompagna: come sarebbe bello eliminare tutti quei filtri che ci separano dall’essere felici, o anche semplicemente dall’essere liberi. Liberi di immaginare un elefante rosa…? Non sarebbe fantastico?

Certo, bisognerebbe essere pronti ad accettare che tutto il nostro mondo potrebbe crollare, o almeno quel mondo fatto di relazioni, convenzioni, impalcature di regole imposte dal vivere in una società “civile”. Ma se almeno in parte riuscissimo a liberare quella parte di noi che sa già cosa fare prima ancora di farlo e che da dentro si fa sentire quando, come un sensore, ci avvisa…come sarebbe la vita? Se vivessimo senza la paura di sbagliare…non sarebbe meraviglioso?

Questo post lo dedico a questo pensiero e a quel luogo dove ho trovato la risposta alla domanda “come sarebbe una vita senza filtri? Quel posto dove ho scomposto i pezzi e poi li ho rimessi insieme con la fantasia e l’immaginazione…quel posto è “La casa dell’olmo”.

Ecco come è partito il mio viaggio verso questa regione d’Italia che mi ha preso allo stomaco, che mi porto ancora addosso, che mi ha fatto ritornare bambina, ricordandomi che se una cosa mi piace prima di pensare devo semplicemente farla – magari se è giusto o sbagliato lo scoprirò dopo – e se una persona mi piace devo vivere quella relazione perché mi fa sentire bene, poi magari scoprirò perché. E se mi va di esprimere qualcosa devo farlo. Perché non è sempre vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e seppure ci fosse il mare, allora perché non buttarsi!

Il nostro luogo dell’anima a Zambrone

Sulla collina verdeggiante di Marina di Zambrone, con un giardino meraviglioso che estende il campo visivo a quella incredibile distesa di verde-azzurro che è il suo mare, troviamo il nostro “posto”.
Il profumo e il colore degli alberi, l’erba del prato, il suono delle cicale, il sole rosso che tramonta sullo Stromboli. È uno di quei posti dal quale non vorresti più andare via.

Casa dell’Olmo non è solo la casa in cui abbiamo trascorso i giorni più belli della nostra vacanza in Calabria, è un luogo dell’anima.
Ma Casa dell’Olmo è soprattutto le persone che lo vivono e che curano i loro ospiti come pochi sanno fare. Loredana e Massimo sono l’anima di quello che ho scelto dal primo giorno come “il posto”.

Dopo quello che abbiamo passato, cercavo solo un po’ di riposo e tranquillità. Qui ho trovato tutto quello di cui avevo bisogno per sentirmi bene e anche di più. Il vento che si alza dal mare e mi fa sentire più leggera, l’orizzonte che si allarga e si tinge di tutti i toni della natura. Energia pura che avvolge il corpo e rigenera la mente.
Come sempre accade quando entriamo in sintonia con il luogo e con le persone che incontriamo durante il viaggio, anche io sono entrata piano piano nel vivo di questa nuova dimensione.
È così che vivo i miei viaggi, entrando a poco a poco nell’esperienza. Lo sapete già, o almeno chi mi legge da un po’ penso sappia già che io sono un’osservatrice. Lenta. Mi piace fotografare le sensazioni che quella esperienza mi regala mentre la sto vivendo. Sì, proprio in quel momento, cerco di vivere con ogni fibra del mio corpo, e con tutta l’anima, per assorbire ogni sensazione. Alla ricerca di quell’autenticità che è insita nella natura dei luoghi e nelle storie delle persone, nelle loro tradizioni, nelle loro abitudini. Ed entrare nelle loro vite mi aiuta a carpire quella che per me è la vera essenza di un viaggio, quel carattere particolare che conferisce valore di unicità e di specificità. Cerco l’abitudine all’interno della scoperta. E mi prendo del tempo, quanto è necessario, per guardare le cose dal punto di vista di chi le vive. Mi piace fare domande alle persone che incontro, chiedere loro come si sentono mentre percorrono il loro cammino…
Così, ho chiesto a Massimo come si sentiva nella sua vita. Ricco…così mi ha risposto. Guardare attraverso i suoi occhi mi ha fatto vedere diversamente anche la mia vita. E la sua storia è diventata un po’ anche la mia…
Ho parlato a lungo con lui e mi ha fatto vedere tante cose da punti di vista diversi, perché in fondo viaggiare è anche questo: scoprire qualcosa in più di sé attraverso gli altri.
Non ho mai visto i fichi d’India come li vedo ora, questo è certo, e ho iniziato a godere delle piccole cose, perché la semplicità rende liberi.

Massimo è originario di Tropea, a meno di 10 minuti da Zambrone e grazie a lui ho scoperto la vera essenza di quei luoghi: la sua Tropea, che si estende dal cuore del centro storico all’altipiano del Poro.
Massimo ha condiviso tanto con noi e per questo gli sono infinitamente grata. Tutti i suoi consigli, non solo per la nostra vacanza ma per la vita, li custodisco come un bagaglio di grande valore. Unico e prezioso, perché denso di verità. Ho attraversato i territori dell’Aspromonte, di ruvida e potente bellezza, grazie ai sui racconti…ma questo avrete modo di scoprirlo nei miei racconti sulla Calabria.

Loredana: bella, buona e vera…

Con Massimo c’è la compagna di una vita: Loredana è una donna eccezionale, con occhi che sorridono, sempre pronta ad accogliere gli ospiti regalando loro un po’ di vita autentica. Come lei: bella, buona e vera.
Appena arriviamo Loredana ci fa trovare delle “freselle” preparate da lei. Penserete che non ci sia nulla di particolare, beh anch’io ho avuto spesso di queste attenzioni e infatti non mi meraviglia più di tanto…Ma un giorno dopo l’altro, ho avuto la fortuna di scoprire la sua bellezza interiore, che mi ha fatto sentire un po’ speciale. Loredana ama la natura in un modo che ti costringe al rispetto, all’amore, alla cura per tutta la bellezza che ci circonda.

Nelle sue lunghe passeggiate mattutine va a raccogliere le more e poi fa la marmellata. La trovo in giardino con il vestito bianco colorato del succo di more e condivide con me questa sua passione per la natura in generale. Mi racconta anche del suo olio di iperico. Ne va molto fiera, mi parla delle sue proprietà terapeutiche, un rimedio naturale dalle proprietà antibiotiche, antivirali e antimicotiche, cicatrizzanti, antibatteriche, antinfiammatorie, purificanti, decongestionanti, emollienti e lenitive. Si usa anche in caso di scottature mi dice. Lei lo usa anche come antirughe naturale. E così, dopo due giorni me ne regala un po’…una boccettina di liquido rosso che per me è oro…

Mentre prepara conserve di pomodori e marmellate, le chiedo con molta discrezione se posso scattarle qualche foto e se ci possiamo sedere in giardino a fare due chiacchiere davanti ad un caffè. Sono curiosa e voglio sapere di più di questa donna dalla folta chioma di capelli biondi e ricci e gli occhi del colore del mare. Da dove nasce il suo amore per la natura, il suo rapporto quasi “metafisico” con i cicli, le stagioni, l’energia…
Lei sostiene che forse è perché è cresciuta in campagna. A pochi chilometri da dove vive ora, a Parghelia. È li, a contatto con una vita agreste, che scorre al ritmo delle stagioni, che lei impara a vivere in armonia con l’universo.

Loredana canta filastrocche ai bambini. Mi parla della sua esperienza di insegnante ed educatrice della scuola steineriana, della sua conoscenza della pedagogia Waldorf (un percorso iniziato circa 20 anni fa), un approccio in cui i bambini vengono rispettati in tutte le loro fasi di crescita. E l’amore per i bambini, un po’ come quello per la natura, Loredana se lo è portato sempre dietro, fino a Roma e poi a Messina dove lavorava pur con tanti sacrifici da pendolare. Poi il ritorno alle radici è stato più forte e il richiamo della sua terra ha vinto. Ma è una vittoria che non porta sconfitte. Anzi…lei è una donna completa, serena, felice con quello che ha. Ma i suoi occhi si illuminano quando mi racconta della pedagogia Waldorf e di come questa faccia sempre riferimento alla natura e ai suoi cicli. In queste scuole non c’è plastica, il bambino viene guidato a giocare con quello che si trova intorno, sviluppando la creatività in modo spontaneo e con un metodo di insegnamento “sostenibile”.

Sorridendo mi guarda e mi dice “se un bambino riesce ad immaginare un elefante rosa…chi siamo noi per costringerlo a vedere un’immagine diversa…”.

Parlando con Loredana mi sono resa conto che a un certo punto non parlavamo più di lei…ma di me. E mentre la luce del pomeriggio si faceva più calda, mi sono aperta, ho condiviso pensieri, emozioni, che ancora ho sulla pelle.
Quel caffè mi ha cambiato, mi ha fatto vedere le cose diversamente…e ancora adesso, mentre scrivo, sento quella sensazione di liberazione, come quando ti confidi con qualcuno che non ti conosce e non ti giudica.

E poi, giorno dopo giorno, siamo entrate un po’ più in contatto. Ci siamo scambiate idee, anche un po’ folli se le riguardi con la lucida distanza del ritorno a casa e del ritorno alla normalità ordinaria della vita di ogni giorno…ma è proprio questo il punto.
Non dovremmo imparare a vivere un po’ più fuori dalle rigidità che ci impone la “scatola” della vita ordinaria? Non è forse a questo che serve viaggiare? La “vacanza” non deve aiutarci a svuotare i cassetti e a tirare tutto fuori? A non aver paura di farlo…e a pensare “fuori dalla scatola”…?
Secondo me sì. E vi assicuro che farò di tutto per ricordarmene…

Loredana ci ha regalato il pane.

Un vero gesto d’amore. Non solo il pane di un forno, ma il pane fatto in casa da una signora che considera la panificazione un rituale sacro.
E ancora: pomodori, peperoni, cipolle del suo contadino di fiducia, Pino.
Massimo ci ha regalato un cesto di fiori di zucca, quando un suo amico glieli ha portati dalla sua campagna. Così, la sera mi sono messa a farcire fiori di zucca con la ricotta del Monte Poro, la stessa consigliata da Loredana e Massimo. E li ho fritti in una pastella di birra artigianale di Spilinga, un paesino poco distante. Ho cucinato una ricetta tipica della Campania con i loro ingredienti: un gesto di condivisione che mi ha fatto sentire bene.

Così, a poco a poco, non più da turista ma da viaggiatrice che ricerca e scopre, è iniziato il mio vero viaggio. Il mio percorso di conoscenza, di riconoscenza e di riscoperta.
A Zambrone ho iniziato a cercare le more. Le ho poi mangiate a colazione insieme alla ricotta del Poro. Sono stata con Loredana a casa della signora che fa il pane con il lievito madre e ho ascoltato i racconti del lento processo di panificazione davanti al suo forno a legna.
Sono stata da Pino il contadino a comprare pomodori, peperoni e cipolle per preparare la mia insalata “alla tropeana”.

Se cerchi un posto dove ricominciare da una ritrovata semplicità, Casa dell’olmo è il posto giusto…un posto dove ripartire dalle piccole cose, a piccoli passi, perché forse quello di cui abbiamo bisogno è una vita meno complicata. Se mi chiedessero oggi come immagino la “normalità” direi che la immagino come la vita di Loredana e Massimo: una bellissima, buona e vera vita normale…

Perché, come dice Loredana, “bello, buono e vero coincidono”.

Si fa quello che si è…È l’essere che porta a fare e non il contrario…le parole di Lori mi risuonano ancora in testa: “la bellezza interiore informa la forma…”.

“Pensa tu Gio’, da un cespuglio pieno di spine la meraviglia del creato…le more!”

Grazie per essere arrivato fin qui...

Se stai leggendo queste parole vuol dire che sei arrivato fino alla fine di questo post…ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a leggermi…voglio che tu sappia che questo post ha per me una grande importanza. L’ho scritto perché voglio condividere con te un percorso di conoscenza e di verità. In questo luogo ho imparato a guardare diversamente, a direzionare lo sguardo su quello che mi rende felice e a distoglierlo da quello che mi rende incapace di essere come sono davvero…ho vissuto senza filtri, senza distanze, senza parametri di sicurezza, spingendomi dove volevo, fino ad allargare l’orizzonte per vedere più lontano ma anche più vicino per godere di quello che ho accanto e di fronte a me…

Come è facile dimenticare che possiamo attingere dalle infinite risorse che abbiamo: la fantasia, l’immaginazione, la forza di ripartire da chi siamo…e, molto spesso, a ricordarcelo sono proprio le persone che incontriamo durante i nostri viaggi. E le loro storie sono finestre spalancate su altri mondi, più vicini al nostro di quanto crediamo…

Ti auguro di trovare quello che stai cercando! Io per adesso vorrei solo ritrovare quella libertà di immaginare un elefante rosa…

E se la pensi come me fammelo sapere: condividi questo post, lascia un tuo commento!

GRAZIE! Gio’

13 Shares
2 comments
Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You May Also Like

Il posto“La Tonnarella” a Conca dei Marini: un posto d’amare…

Una roccia a strapiombo sul mare, una piccola baia stretta in un abbraccio di scogli.  Un posto magico, un rifugio esclusivo, protetto, privato…un antico borgo di pescatori dove restare in silenzio, ascoltare il suono del mare che si infrange sui sassi. "La Tonnarella" a Conca dei Marini è il mio posto, un posto di mare, un posto di terra: un posto d'amare...

In Campania con Gio'Ville d’otium in Costiera Amalfitana

Un itinerario alla scoperta delle ville marittime romane, dai colori vividi di Vietri sul Mare, superbo punto di inizio della Costiera Amalfitana, fino alla magia intima di Positano, finale romantico di un percorso che ti porterà sulle tracce del tanto ricercato otium, uno stile di vita ancora riconoscibile nei resti archeologici di uno dei sistemi architettonici più affascinanti dell’epoca romana, progettati per dare forma e spazio alla “gioia di vivere”…